Sindacati

Annullare i trasferimenti dei soprannumerari individuati in applicazione della Riforma, reintegro del personale negli organici di diritto della scuola di titolarità; ripristino in organico tutti i posti tagliati, applicando la circolare per il 2009/2010.
Queste le tre richieste alla luce delle recenti ordinanze del TAR Lazio che non vanno affatto minimizzate, come pur si sta tentando di fare.

Sindacati ed associazioni sono riservati, non pubblicano indagini sui loro iscritti. Su di esse getta un fascio di luce la 3^ indagine sui docenti, condotta da Iard, appena pubblicata da Il mulino (Gli insegnanti italiani: come cambia il modo di fare scuola).

Nella nota precedente abbiamo visto che 5 docenti su 10 si iscrivono ad un sindacato, ma solo 3 su 10 si iscrivono ad una associazione, ma forse meno perché secondo una ricerca Nomisma-Anp lo fa solo 1 docente su 10. Chi si iscrive ad una associazione è quasi sempre anche iscritto ad un sindacato. Vediamo ora altri aspetti sulla partecipazione associativa e sindacale. 

Tipo di scuola. Non influisce sulla iscrizione ad una associazione, la quota di iscritti è grosso modo la stessa nei vari gradi di scuola. Secondo la ricerca Nomisma vi è una maggiore propensione all’associazionismo tra i docenti della secondaria superiore.

 La politica scolastica di questo governo, a parte i tagli (questi sì reali!), è costellata di annunci. Affermazioni e proclami cui quasi sempre non seguono fatti concreti. Da tempo il ministro Gelmini va parlando di valorizzazione del "merito" e di riconoscimento della carriera degli insegnanti. Tema tra l’altro oggi largamente condiviso, almeno in linea di principio.

Ma il problema concreto che si pone è: con quali risorse, sulla base di quali stanziamenti si compensano i docenti "capaci e meritevoli"? E, prima ancora, in base a quali criteri e modalità costoro vengono individuati? Com’è noto, sulla questione delicata della carriera dei docenti esiste da tempo una proposta di legge, quella dell’on. Aprea, che per il momento non ha ancora fatto passi avanti.  Per altro, una sua approvazione provocherebbe uno scontro frontale con le organizzazioni sindacali perché, superando la contrattazione su una questione centrale come la progressione di carriera, rappresenterebbe un ritorno il ritorno allo stato giuridico dell’insegnante.

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Abbiamo letto in questi giorni sulla stampa cittadina, dei maldestri tentativi di qualche Dirigente Scolastico, di voler a tutti i costi anticipare i contenuti della cosiddetta riforma Brunetta, vale a dire quella parte del Dlgs. n.150/09 che affronta le questioni del merito e della premialità nei contratti integrativi d’istituto 09/10.

Ben coscienti che nell’attuale scenario contrattuale ( 06-09 ) risulta molto difficile se non impossibile attuarle, questi Dirigenti, pochi per la verità, s’arrampicano sugli specchi pur di prendersi spazi e facoltà di poter decidere discrezionalmente la distribuzione del salario accessorio , previsto dal Fondo dell’istituzione scolastica.

Anche in occasione dell’ultimo sciopero della scuola si è riproposta un’annosa questione, quella della "volontarietà" della comunicazione – da parte del personale della scuola – dell’adesione o meno allo sciopero. Questo fatto, per gli effetti che sovente produce, mette in crisi molti dirigenti scolastici - o meglio molte scuole - ed ha riflessi negativi sull’utenza, alunni e genitori.

 Ma vediamo ancora una volta di cosa si tratta. Innanzi tutto sul piano normativo. La legge 146/90 sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali sancisce il diritto dell’utenza di essere adeguatamente informata "almeno cinque giorni prima dell’inizio dello sciopero" in ordine "ai modi e ai tempi di erogazione dei servizi" (art.2, comma 6). Le disposizioni di attuazione della legge 146 allegate al CCNL, fondate su un protocollo d’intesa tra amministrazione e organizzazioni sindacali, prevedono la "volontarietà" della dichiarazione di adesione da parte dei docenti e del personale ATA.

 In occasione dello sciopero generale del pubblico impiego e della scuola dell'11 dicembre prossimo abbiamo posto alcune domande a Mimmo Pantaleo, Segretario generale FLC Cgil.

Quali sono le motivazioni dello sciopero ?

Venerdì 11 ci sarà lo sciopero generale del pubblico impiego e dell’intero comparto della conoscenza (scuola, formazione professionale, università, ricerca, alta formazione artistica e musicale), Lo sciopero della conoscenza è indetto dalla Flc Cgil contro i tagli e la gigantesca operazione di ristrutturazione e demolizione dell'istruzione e della ricerca pubblica. Il taglio massiccio di risorse, con il riordino di università, scuole, enti di ricerca pubblici mira non a una maggiore qualità, ma al loro smantellamento.

Il ministro Brunetta parte nuovamente all’attacco ma non dei soliti fannulloni. Questa volta la bestia nera è la CGIL di Guglielmo Epifani, cioè il maggior sindacato italiano. L’occasione è la convocazione dei sindacati, preannunciata dal Ministro, sui rinnovi contrattuali del pubblico impiego. Non tutti i sindacati ma soltanto quelli che hanno sottoscritto l’accordo quadro sui nuovi modelli contrattuali: quindi, fuori la CGIL . Questo sarebbe per il ministro il motivo della “conventio ad excludendum” che colpisce la CGIL . Una scortesia o uno strappo istituzionale, politico e sindacale?

Di Menna: il rinnovo non può attendere
Ai lavoratori della scuola va assicurato il recupero del potere di acquisto, la valorizzazione delle  professionalità, continuità e stabilità del lavoro.

Al fine di avere, rapidamente risposte concrete – sottolinea Massimo Di Menna – la Uil Scuola insieme alla Confederazione ha deciso iniziative di mobilitazione e l’avvio delle procedure di conciliazione previste dalla legge.

In data 27 ottobre la FLC CGIL di Milano ha incontrato il Prefetto di Milano  per rappresentargli alcune gravi situazioni che impediscono alla scuola milanese di poter assicurare la qualità e la continuità del servizio, le condizioni di sicurezza e di igiene che sarebbero necessarie, il rispetto dei curricoli di studio, la certezza del contratto di lavoro per il personale docente e ATA.