Per non fare torto a tutti quei cittadini italiani che si sudano giorno dopo giorno il conseguimento di una laurea in una qualsiasi Università italiana, con tasse di iscrizione elevate, con fuori corso quasi imposti da disorganizzazioni didattiche e logistiche, con il patema d’animo di non poter entrare, nonostante il titolo acquisito, nel mondo del lavoro professionale, si vuole riportare un episodio che ha farro il giro di tutte le testate giornalistiche. «Ho mangiato al Pipero al Rex una volta, sono anch'io una stella Michelin» potrebbe scherzare uno. «Ho fatto un provino a Milanello, gioco nel Milan» potrebbe evidenziare un altro. Sono questi alcuni atteggiamenti scherzosi che potrebbero girare nella rete web in riferimento al curriculum vitae della parlamentare del Movimento cinque stelle Marta Grande. La neo eletta riporta correttamente sul blog di Beppe Grillo nella parte alta della presentazione, il conseguimento del Bachelor, ma sotto sostiene invece di essere laureata, nel senso italiano del termine.
Nonostante le perplessità espresse da tante parti della scuola, l’amministrazione uscente ci ha voluto regalare il pacchetto “valutazione di sistema”. Non ripeto tutte le osservazioni fortemente critiche che sono state formulate da associazioni di categoria, sindacati, movimenti politici e non, e tanti tanti insegnanti. Mi limito soltanto a sottolineare fortemente l’errore metodologico che caratterizza l’iniziativa. La valutazione è un’operazione estremamente seria e complessa, che investe soggetti, oggetti e procedure diverse. Il suo esercizio nasce da una vera e propria disciplina di ricerca che, però, nel nostro Paese e nella nostra scuola è sempre stata affrontata con il massimo della improvvisazione, per non dire addirittura ignorata. Il che ha una sua precisa origine storica.