Scuola secondaria

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27 gennaio 7a Senato approva riordino Cicli

La vicenda dell’emendamento, cosiddetto Cazzola ma in realtà dell’esecutivo, che introduce la possibilità di assolvere l’obbligo di istruzione nei percorsi di apprendistato è esemplarmente rivelatrice degli "animal spirits" che animano il governo Berlusconi. Un provvedimento ha senso innanzi tutto per la sua funzione di narrazione ideologica, per la capacità di suscitare consenso nel proprio blocco sociale di riferimento. E questo indipendentemente dalla sua effettiva praticabilità.

Gli autori dell’emendamento sanno di aver fatti il pieno di voti tra il cosiddetto popolo delle partite iva e tra i cittadini meno istruiti (dati attestati da tutti le indagini sul voto degli italiani) e ritengono, probabilmente non a torto, di ottenere il loro consenso sostenendo che tenere giovani migranti e svantaggiati italiani a scuola fino a 16 anni sono soldi e tempo buttati, meglio mandarli a lavorare così almeno fanno e imparano qualcosa di utile.

Pubblichiamo, in allegato,

il parere definitivo approvato oggi dalla VII Commissione della Camera sui Rergolamenti per le scuole superiori

Quando si leggono e si commentano i pareri della Sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato non bisogna mai dimenticare che si tratta di quel coraggioso organismo che ha inventato la bizzarra teoria secondo la quale il Piano programmatico di cui all’art. 64 della legge 133/08 integra i criteri di delegificazione che la legge delega aveva ignorato. In questo modo ogni esecutivo può espropriare il Parlamento del potere di stabilire se il maestro unico sostituisce tutti i TEAM oppure no o se la scuola dell’infanzia entra nella razionalizzazione oppure no e se si può anticipare l’età delle iscrizioni alla medesima diversamente stabilita dalla legge, oppure come lo stesso Consiglio ha timidamente prospettato, se si può riformare tutta la scuola secondaria superiore senza definire un orientamento culturale e pedagogico...

Ecco i pareri del Consiglio di Stato approvati il 13 gennaio e pervenuti ieri alle Commissioni parlamentari.
 
 I pareri esprimono un via libera condizionato all'accoglimento di alcune modifiche già espresse nel preparere.In particolare si ribadiscono le perplessità sulla costituzione dei dipartimenti e del comitato scientifico, sia per via della riserva di legge in materia di organizzazione (estranea alla delega) sia per il rispetto dell'autonomia scolastica.
Analogamente sul comitato nazionale per l'istruzione tecnica e professionale non soddisfano i chiarimenti sia sulle esigenze di semplificazione sia sulla compatibilità con l'oggetto della delega.

Ogni volta che si parla di riforme scolastiche, specie per le superiori, uno dei punti che genera maggiore interesse e maggiori polemiche (soprattutto tra gli "addetti ai lavori") è il quadro orario.
Certo, il quadro-orario è uno degli elementi basilari in cui si traducono concretamente finalità e obiettivi culturali di un certo tipo di Scuola "Un piano di studi è sempre una interpretazione concreta in un determinato momento storico, di una teoria della cultura e della scuola."
Nei fatti il quadro orario di ogni tipologia di scuola, a livello nazionale, è il risultato di un compromesso tra: progetto pedagogico-culturale, esigenze formative degli studenti, problemi organizzativi, pressioni dei gruppi disciplinari e infine problemi di organici connessi alla formazione delle cattedre.

 

Chi sono gli insegnanti delle scuole superiori? Deboli vittime degli scherzi sadici di studenti bulli? Incalliti assenteisti e doppiolavoristi? O, all’opposto, ammirevoli missionari che dedicano ogni istante ed energia all’educazione e al recupero di studenti incolti, turbolenti e deprivati? Molto di più (e molto altro) pare di capire dall’interessante pubblicazione curata per il Cisem da Alessandro Mattioli: "Il Mestiere di Insegnare. Diversi modi di interpretare la professione dell’insegnante nella scuola superiore (novembre 2009). Un lavoro realizzato a più mani, risultato di un processo di discussione costruttiva e critica sul tema della condizione degli insegnanti.

Non si dice niente di sorprendente quando si afferma che l’arretratezza del nostro sistema scolastico è particolarmente pesante perché abbiamo fatto poco e male i conti con le trasformazioni sociali da cui è stato investito il mondo della scuola superiore soprattutto negli anni ’80 e ‘90.

I conti con la scolarizzazione di massa li hanno fatti discretamente, già dal decennio precedente, le scuole elementari, e anche le scuole medie. Non li hanno fatti – o li hanno fatto parzialmente -, invece, le scuole superiori. Le innovazioni che pure ci sono state nei settori di queste ultime solo marginalmente hanno costituito risposta agli interrogativi posti da tali trasformazioni.

Claudio Cereda su Scuola Oggi ha fatto alcune considerazioni - in gran parte condivisibili - sul riassetto dei Tecnici. Sono in realtà considerazioni che possono valere anche per i Licei. A cominciare dalla premessa che Claudio ha voluto mettere alle sue proposte: "Tra osservazioni del Consiglio di Stato, titubanze interne al ministero e resistenze provenienti dalle diverse rappresentanze del mondo della scuola c'è un rischio concreto di fare un flop e questo mi preoccupa".