Scuola secondaria

 Istruzione tecnico professionale:

a Berlino firma di un Memorandum tra 6 Paesi europei

 

Dal 2013 progetti per collegare filiere formative e produttive

e favorire la mobilità di circa 2mila studenti

 

 LAVORO: GHIZZONI, DIGNITA’ A ISTRUZIONE PROFESSIONALE E GARANZIE PER DIRITTO ALLO STUDIO

Necessario assicurare diritto all’istruzione superiore e pari opportunità per i giovani

Entro qualche mese gli studenti della terza media e le loro famiglie dovranno scegliere una delle quattro opzioni che sono loro offerte: il liceo, l’istituto tecnico, l’istituto professionale, tutti di competenza statale, e l’istruzione e formazione professionale, di competenza regionale. Com’è noto, si tratta di percorsi che sono stati recentemente riordinati e sui quali, da parte dell’opinione pubblica non sempre vi è una conoscenza compiuta. Vanno comunque ricordate tutte le iniziative che i singoli istituti superiori attivano per far conoscere agli alunni della scuola media il piano della loro offerta formativa, in altri termini le finalità e gli obiettivi che si propongono e i corsi che attivano.

 LAVORO: GHIZZONI, DARE DIGNITÀ ALLE SCUOLE PROFESSIONALI GARANTENDO ACCESSO ALL’ISTRUZIONE SUPERIORE.

E’ notoria la sufficienza con cui da sempre molti professionisti guardano all’istruzione tecnica, e soprattutto a quella professionale. In effetti, non accadrà mai che un loro figlio, dopo la scuola media, si iscriva a un istituto tecnico: sostengono che l’istruzione liceale è quella che conta, che apre le menti, che insegna a ragionare, e così via! Per non dire dell’azione salvifica esercitata dal latino… e dal greco! Ed è una musica che ormai suona, sempre la stessa, da circa 90 anni: la riforma Gentile è del 1923! E fu lo stesso Gentile a costruire la nostra scuola secondaria a canne d’organo nettamente separate e distinte e funzionali alla società di allora. La tradizione umanistico-letteraria era molto forte – siamo stati sempre malati di petrarchismo – e il fatto che in quel primo dopoguerra l’Italia riprendesse a percorrere la strada dell’industrializzazione in un contesto socioeconomico e politico assolutamente nuovo non mutava più di tanto atteggiamenti consolidati da tempo nei confronti della cultura, “che è una cosa”, e del mondo del lavoro, “che è un’altra cosa”. Secondo alcuni, è la “cultura” – e il lettore comprende perché adotto le virgolette – che apre alle professioni liberali, là dove il cervello deve essere flessibile e creativo; per i mestieri, invece, la “cultura”, non serve, è un inutile surplus!!!

Al termine dello scorso hanno scolastico ha suscitato interesse e perplessità la C.M. 48 del 31 maggio 2012. In relazione all'esame di stato conclusivo del primo ciclo, vi si ribadiva che non dovevano sostenete l’esame scritto e orale della seconda lingua straniera “quegli studenti che si avvalgano delle ore di seconda lingua comunitaria per il potenziamento della lingua inglese o per il potenziamento della lingua italiana”. Si tratta di opportunità, in particolare per gli alunni stranieri dei quali qui ci occupiamo, che nelle scuole si ha difficoltà a realizzare per carenza di risorse per lo più, sembrerebbe, ma forse anche per disattenzione. Da ciò discende la reazione di molti che hanno criticato la tempistica della circolare: sarebbe insomma arrivata troppo tardi, avrebbe dovuto essere pubblicata all'inizio di anno scolastico. Quest'anno tutti sono comunque avvertiti della possibilità per tempo.

 

“La situazione non è semplice: basta dare uno sguardo agli elenchi per rendersi conto di come, per alcune materie d' insegnamento, non ci sono più insegnanti disponibili. In questi casi, per garantire il corso regolare delle lezioni occorre far ricorso ai supplenti. Che però, a volte, non sono reperibili nemmeno nelle graduatorie d' istituto. E' il caso degli ingegneri che insegnano discipline meccaniche e tecnologia negli istituti tecnici industriali. In tutte le province della Lombardia, ad eccezione di Lodi e Como, trovare ingegneri come docenti stabili è assai problematico. A Cremona, in un istituto industriale, in mancanza di supplenti si è fatto ricorso a giovani laureandi; a Bergamo e Mantova, invece, non si trovano gli ingegneri per insegnare tecnologie tessili ai periti tessili che il mercato divora prima ancora che riescano a diplomarsi. Gli ingegneri elettronici cominciano a scarseggiare a Brescia, Mantova e Cremona” Questo è quanto scriveva il Corriere della Sera dieci anni fa http://archiviostorico.corriere.it/2002/marzo/07/scuole_caccia_ingegneri_co_5_0203073071.shtml.  

 SCUOLE E IMPRESE INSIEME PER RILANCIARE L’ISTRUZIONE TECNICA

 Lombardia, a rischio il diritto allo studio dei disabili nelle scuole superiori 

 

La denuncia della Ledha: gli studenti disabili rischiano di trovarsi senza il servizio di assistenza educativa, a causa del rimpallo di responsabilità tra comuni e province

 

 Alcuni amici mi fanno osservare che nel mio ultimo “Ipotesi di riordino del sistema di istruzione”, quando ipotizzo dopo il conseguimento dell’obbligo di istruzione un percorso di “istruzione letteraria”, di fatto intenderei liquidare il liceo classico, proprio quel percorso di studi che, nel marasma degli impasticciati riordini degli ultimi decenni, bene o male sarebbe riuscito a conservare una sua identità e valenza culturale. E sostengono anche che non è proprio un caso che gli studenti migliori scelgono tale tipo di studi e che i migliori ingegneri hanno avuto una formazione classica. Constato che i luoghi comuni a proposito del liceo classico abbondano da anni e non voglio discuterli, anche se sono duri a morire e anche se si continua a pensare che solo il classico apra le menti, insegni a ragionare, offra una vera e solida cultura e via dicendo.