Scuola secondaria

Indicazioni nazionali e Linee guida: stranezze e strabismi

Non so se mi sono perso qualche puntata o mi è sfuggito qualche passaggio. Comunque non sono riuscito a capire, dei recenti provvedimenti sulla Secondaria Superiore, le diverse modalità con cui, ad esempio, sono stati emanati i documenti relativi agli obiettivi generali e specifici di apprendimento, previsti dai nuovi Regolamenti dei Licei, dei Tecnici e dei Professionali.

Ricordate le famose tre “I” di morattiana memoria? Impresa, Informatica e Inglese?
Ebbene a 5 anni di distanza ne escono abbastanza malconce tutte e tre.
La scuola-azienda, più nelle intenzioni che nei fatti, per poter andare avanti è costretta a mettere sempre più spesso le mani in tasca agli italiani.
Vanta oltre un miliardo di euro di finanziamenti dallo Stato che non arrivano se non col contagocce.

In Italia esiste un problema di competenze della popolazione e questo problema è diventato una vera emergenza nazionale. Tra le competenze quelle più pericolosamente in fase calante sono quelle linguistiche e l’assenza, tra i giovani, di competenze linguistiche li taglierà inevitabilmente fuori dai settori lavorativi più interessanti e remunerativi. Le competenze linguistiche cui mi riferisco non sono solo quelle relative all’italiano, ma anche quelle relative alle lingue comunitarie, ai linguaggi specialistici anche non verbali, ai codici complessi decifrabili solo linguisticamente. Se non abbiamo competenze non siamo competitivi, se non abbiamo competenze linguistiche la nostra competitività è fortemente limitata.

L’anno scolastico appena terminato ha ribadito che il maggior tasso di dispersione del sistema scolastico italiano si concentra negli Istituti Tecnici e Professionali. Sorprende che quelle Scuole spesso ritengano che l’alto tasso di “bocciature” sia un sinonimo di qualità, ma ognuno si autovaluta come vuole. Una delle cause di questa dispersione endemica è nota a tutti: la mentalità “gentiliana” che voleva l’umanesimo come punto più alto della cultura nazionale ha lasciato un solco profondo e indelebile nella scuola e nella società italiana e così i migliori alunni sono spinti da tutta la società verso i Licei.
 

La valutazione dell’Invalsi nelle scuole del primo ciclo dell’istruzione quest’anno ha senza dubbio fatto un vero e proprio salto di qualità. Questo salto qualitativo non era stato preventivato dalle scuole, che spesso sono state travolte da procedure, fascicoli e istruzioni vissuti anche in forma solo invasiva. Il notevole interesse per l’azione valutatrice dell’Invalsi, che agisce su Direttiva ministeriale ma è comunque un Istituto dotato di una forte autonomia, è entrato in collisione con la naturale programmazione didattica delle scuole. E’ dunque importante cercare di evidenziare alcuni punti di squilibrio tra l’azione didattica delle scuole e l’azione valutativa dell’Invalsi, senza voler mettere sul banco degli imputati nessuno. Per grandi capitoli e solo attraverso un’analisi delle metodologie e non dei risultati credo sia utile sottolineare alcune antinomie sistemiche per  cercare di portare qualche argomento nell’ambito della discussione in corso. 

Effetto Gelmini: calano le iscrizioni agli istituti tecnici e professionali

Dichiarazione di Mariangela Bastico, Senatrice del Partito Democratico

A fine aprile sono stati presentati a Roma i documenti di lavoro per le linee guida riguardanti il primo Biennio dell’Istruzione Tecnica. Questi documenti, predisposti dal Gruppo Tecnico Nazionale (Dipartimento per l’istruzione del MIUR), si prestano a varie considerazioni. La prima, di apprezzamento. Prevedere " un ciclo di dialogo (anche a distanza) con le scuole, finalizzato alla messa a punto del testo definitivo delle Linee Guida da sottoporre alla firma del Ministro" (Nardiello) significa partire da un assunto giusto: nessuno può pensare di fare innovazione senza coinvolgere chi queste innovazioni è chiamato a tradurle nella quotidianità dell’azione formativa.

Va tuttavia rilevato che la "necessaria interlocuzione con le istituzioni scolastiche, invitate a segnalare criticità e a suggerire adattamenti, perché si possa arrivare ad una definizione condivisa della riforma", appare una operazione in salita. E questo sia perché pesano su di essa i troppi tagli agli Istituti Superiori concentrati in un tempo eccessivamente ridotto (il prossimo anno scolastico), sia perché, oggi come oggi, manca nelle scuole , soprattutto per la mancanza di misure adeguate di motivazione e accompagnamento, una "massa critica che possa aver digerito le ragioni dei miglioramenti proposti e sia capace di farne valere senso e significatività.

vedi articolo  in   www.scuolaoggi.org/Milano

 

Il primo colpo di machete inferto agli organici della scuola media è stato dato dall’introduzione dei nuovi ordinamenti e dalla conseguente formazione delle cattedre sia sul tempo normale sia sul tempo prolungato. Nel 2009/10, primo anno del triennio, vennero tenute fuori dai tagli le attuali classi terze a tempo prolungato che mantennero per continuità le cattedre col vecchio ordinamento. Nell’anno in corso 2009/10 i posti in organico nella provincia di Milano furono tagliati brutalmente di -690 unità , passando a 7.540 Per il 2010/11, dei 407 posti tagliati alle medie della Lombardia ben, 178 sono stati eliminati su Milano.

Quattro anni fa la riforma della secondaria superiore della Moratti era stata bloccata anche per l’opposizione anche di Confindustria che non gradiva la trasformazione degli istituti tecnici in generici licei tecnologici. In quella occasione gli istituti tecnici, rievocati come i grandi accompagnatori del processo di industrializzazione degli anni sessanta, erano stati persino definiti "i gioielli di famiglia", i quali, per l’appunto, non potevano essere alienati. Gelmini sapeva tutto ciò. Suo obiettivo fu quindi quello non cadere nello stesso errore di trovarsi praticamente nemici (e che nemici!) in casa. Pensò quindi di accattivarsi le simpatie di Confindustria per i suoi tagli-gabellati-per-riforma coinvolgendo gli industriali nella gestione scolastica da subito, senza attendere la riforma degli organi collegiali a cui stava lavorando la sua amica-rivale Aprea, e istituendo i cosiddetti comitati tecnico-scientifici paritetici tra componenti interne alla scuola e componenti esterne. Di fronte a questa proposta a Confindustria non parve vero di ritornare ai vecchi consigli di amministrazione degli istituti tecnici e professionali degli anni cinquanta e sessanta nella illusione di rinverdire le glorie industriali di quegli anni insieme alle glorie scolastiche.