
E’ notoria la sufficienza con cui da sempre molti professionisti guardano all’istruzione tecnica, e soprattutto a quella professionale. In effetti, non accadrà mai che un loro figlio, dopo la scuola media, si iscriva a un istituto tecnico: sostengono che l’istruzione liceale è quella che conta, che apre le menti, che insegna a ragionare, e così via! Per non dire dell’azione salvifica esercitata dal latino… e dal greco! Ed è una musica che ormai suona, sempre la stessa, da circa 90 anni: la riforma Gentile è del 1923! E fu lo stesso Gentile a costruire la nostra scuola secondaria a canne d’organo nettamente separate e distinte e funzionali alla società di allora. La tradizione umanistico-letteraria era molto forte – siamo stati sempre malati di petrarchismo – e il fatto che in quel primo dopoguerra l’Italia riprendesse a percorrere la strada dell’industrializzazione in un contesto socioeconomico e politico assolutamente nuovo non mutava più di tanto atteggiamenti consolidati da tempo nei confronti della cultura, “che è una cosa”, e del mondo del lavoro, “che è un’altra cosa”. Secondo alcuni, è la “cultura” – e il lettore comprende perché adotto le virgolette – che apre alle professioni liberali, là dove il cervello deve essere flessibile e creativo; per i mestieri, invece, la “cultura”, non serve, è un inutile surplus!!!