“Li mura non hanno aricchi, e sentunu” (I muri, le pareti, non hanno orecchi, e sentono). Sentono anche coloro che stanno da una parte o dall’altra. A loro volta parlano. Altre persone sentono e diffondono. Di qui il desiderio di capire. Un desiderio di vedere e di capire che diventa sempre più forte, soprattutto se si viene a conoscenza – perché inviati da lettori che, nei casi di specie, evidenziano a Polibio determinati “misteri” e gli chiedono di interpretarli – di documenti particolarmente significativi, fonti primarie che aiutano a “svelare” quei determinati “misteri” (ancorché si tratti di “misteri”, sia pure di nomine “ad personam” o “ad personas” oppure di altro genere, di facile o di difficile interpretazione, che comunque è sempre una personale opinione di Polibio).
La valutazione dell’Invalsi nelle scuole del primo ciclo dell’istruzione quest’anno ha senza dubbio fatto un vero e proprio salto di qualità. Questo salto qualitativo non era stato preventivato dalle scuole, che spesso sono state travolte da procedure, fascicoli e istruzioni vissuti anche in forma solo invasiva. Il notevole interesse per l’azione valutatrice dell’Invalsi, che agisce su Direttiva ministeriale ma è comunque un Istituto dotato di una forte autonomia, è entrato in collisione con la naturale programmazione didattica delle scuole. E’ dunque importante cercare di evidenziare alcuni punti di squilibrio tra l’azione didattica delle scuole e l’azione valutativa dell’Invalsi, senza voler mettere sul banco degli imputati nessuno. Per grandi capitoli e solo attraverso un’analisi delle metodologie e non dei risultati credo sia utile sottolineare alcune antinomie sistemiche per cercare di portare qualche argomento nell’ambito della discussione in corso. 