Integrazione

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22 maggio, ore 10 - MILANO, Parco Trotter:  Tavola rotonda "Nei bambini, tutti i bambini, il futuro di Milano"

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Pare che ora ad Adro (Brescia) la polemica, innescata da genitori in regola col pagamento delle rette, sia sul fatto che la refezione scolastica è un optional, un servizio aggiuntivo rispetto alle lezioni e che quindi, come tale, va pagata.  Sul fatto che la mensa abbia dei costi e debba essere pagata (sulla base di tabelle diversificate secondo i redditi delle famiglie, come ad es. avviene a Milano) non ci sono dubbi. Quel che forse si dimentica e/o che lo stesso sindaco di Adro sembra ignorare è il fatto che comunque la mensa, nella scuola a tempo pieno, è parte integrante dell’orario delle lezioni, è da considerare all'interno delle attività scolastiche e non fuori.

Tra l’altro la mensa, nelle scuole a tempo pieno, non è mai stata considerata pura e semplice "ristorazione", ma momento educativo coessenziale alla crescita dell’alunno insieme al leggere scrivere far di conto ed alle attività laboratoriali. Si è sempre trattato di educazione alimentare, di momento altamente socializzante e pieno di rapporti relazionali importanti per una sana convivenza bambino-bambino e bambino-adulti di riferimento.

La scuola è il luogo fondante dell’accoglienza, dell’incontro tra persone tutte diverse per origine etnica o per cultura, è il luogo dell’apprendimento e dello scambio di esperienze. E’ il luogo in cui prende forma il futuro di un paese, dove si costruiscono le condizioni per superare le diseguaglianze, che ledono la libertà di tutti, che siano nati in Italia o in altre terre. Proprio per questo la Scuola della Costituzione può considerare i minori stranieri, presenti nelle scuole italiane, non un danno da limitare con il tetto del 30%, oppure una escrescenza da allontanare, come avviene nelle valli della "Padania" da parte dei sindaci leghisti, ma invece una grande risorsa per il nostro paese. Io credo che da parte della sinistra ci sia stata una pericolosa e subalterna timidezza, per non dire di peggio, nell’affrontare la questione dirimente dei nuovi diritti di cittadinanza, che possono trovare proprio nella scuola quel luogo democratico e di partecipazione in cui si costruiscono le condizioni per una politica di accoglienza e di integrazione, a partire dalle giovani generazioni.

Fiore all'occhiello della Lega trionfante, arriva il "permesso a punti". Un percorso a ostacoli per restare in Italia. Tra i principali, la conoscenza della lingua, al cui insegnamento però si tagliano i fondi. Ma proprio sulla base del permesso a punti si può esigere dalla politica centrale e locale un investimento sui corsi per gli immigrati. 

E’ in dirittura d’arrivo, assicura il ministro Maroni, il "permesso a punti". Il dispositivo previsto dal pacchetto sicurezza per cui lo straniero che chiede il permesso di soggiorno si impegna, al termine dei due anni di validità, a dimostrare non solo di avere un lavoro e di non aver commesso reati, ma anche di essere iscritto al Servizio Sanitario Nazionale, di essere titolare di un regolare contratto abitativo, di conoscere la Costituzione e la lingua italiana. Con un meccanismo, come a scuola, di crediti e debiti che contribuiranno variamente al raggiungimento di 30 fatidici punti. Va da sé che, in caso contrario, è prevista l’espulsione amministrativa. Tra breve, dunque, non basteranno più le forti contrarietà o i commenti indignati prevalsi finora a sinistra.

Un bel pezzo su Repubblica di Gad Lerner ("Family-day, ma non per tutti") ci induce a commentare l’ennesima "mazzata" inflitta ai bambini portatori di bisogni educativi speciali, soprattutto perché nella nostra vita professionale abbiamo speso le migliori energie a combattere ogni forma di discriminazione ed a praticare, invece, tutte le forme possibili di inclusione. Tutte quelle che il governo Berlusconi ha chiamato riforme sono state invece un modo di fare cassa con il supporto acquiescente del duo Tremonti-Gelmini, che ha saputo solo operare tagli drastici al futuro della società: la scuola e l’educazione. 

 Nella scuola primaria il modulo è stato "annichilito", il tempo-pieno è stato dissestato, mentre il ritorno al piccolo mondo antico del maestro-unico è stato scelto da meno del 3 per cento delle famiglie. Negli stati europei più avanzati si investe per la scuola fino al 6 per cento del PIL. Da noi, invece, manca tutto: supplenti, insegnanti di sostegno, fondi per il funzionamento ordinario, carta igienica, carta per fotocopie, … e , per sovrapprezzo, il "governo del fare danni" abbassa l’obbligo scolastico da 16 a 15 anni.

dal bollettino regionale dei dirigenti scolastici Flc Cgil della Lombardia:

stranieriinitalia.it: Ricorso di due mamme al tribunale di Milano.

 

Dunque i risultati degli alunni stranieri nelle prove INVALSI sono peggiori di quelli degli italiani, in maniera significativa per quanto riguarda l’italiano in seconda classe, con una distanza di ben 10,2 punti; un po’ meno per la matematica dove la distanza dagli esiti dei compagni italiani si riduce a 5,6 punti. In classe quinta però le distanze si riducono a 7,2 punti per la lingua e a 4,8 per la matematica, dato quest’ultimo considerato di fatto non significativo.

E’ vero che i dati raggruppano gli stranieri in un’unica categoria senza distinzione fra nati in Italia o all’estero, fra neo-arrivati e presenti da lungo tempo, ragion per cui gli esiti vanno considerati con estrema cautela, come giustamente è scritto nella stessa relazione INVALSI. Gli estensori del rapporto, per questa ragione, rinviano ad ulteriori elaborazioni, ancora in corso, che tengano conto di tali specificità. Che non si debbano azzardare generalizzazioni a proposito degli esiti degli alunni stranieri è richiesto anche per un’altra ragione: gli alunni stranieri sono stati il 3,5% del campione complessivo degli alunni..

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