Fiore all'occhiello della Lega trionfante, arriva il "permesso a punti". Un percorso a ostacoli per restare in Italia. Tra i principali, la conoscenza della lingua, al cui insegnamento però si tagliano i fondi. Ma proprio sulla base del permesso a punti si può esigere dalla politica centrale e locale un investimento sui corsi per gli immigrati.
E’ in dirittura d’arrivo, assicura il ministro Maroni, il "permesso a punti". Il dispositivo previsto dal pacchetto sicurezza per cui lo straniero che chiede il permesso di soggiorno si impegna, al termine dei due anni di validità, a dimostrare non solo di avere un lavoro e di non aver commesso reati, ma anche di essere iscritto al Servizio Sanitario Nazionale, di essere titolare di un regolare contratto abitativo, di conoscere la Costituzione e la lingua italiana. Con un meccanismo, come a scuola, di crediti e debiti che contribuiranno variamente al raggiungimento di 30 fatidici punti. Va da sé che, in caso contrario, è prevista l’espulsione amministrativa. Tra breve, dunque, non basteranno più le forti contrarietà o i commenti indignati prevalsi finora a sinistra.