Gruppo di lavoro ANDIS –

Bozza di sintesi sulle tematiche  della costituzione degli Istituti Comprensivi

 

L’organizzazione di tutte le scuole del  I° grado di istruzione in Istituti Comprensivi ( in seguito indicati con  I.C.),  se non decretato  solo per motivi di risparmio, costituisce una risorsa ed uno strumento per  ripensare    ad un modello di scuola all’interno del quale  attuare in modo concreto ed efficace  la continuità verticale, orizzontale, trasversale, la flessibilità didattica ed organizzativa, la modularità, l’integrazione, i prestiti professionali  e la didattica per competenze.

 Lo studio delle esperienze precedenti  conferma le forti potenzialità innovative del modello scolastico che permette un più coerente piano di intervento educativo nell’arco dell’obbligo scolastico, favorendo la progettazione e la realizzazione di un percorso formativo più efficace.

La presenza all’interno dello stesso Collegio dei Docenti di professionalità, culture e sensibilità diverse , tutte indispensabili per  far conseguire il successo formativo agli studenti, può rappresentare ed   ha rappresentato per chi lo ha già sperimentato, un  miglioramento degli standard qualitativi dell’apprendimento,  oltre che una maggior inclusione nel percorso scolastico degli alunni  “a rischio” dispersione. 

La capacità di guardare al bambino nel suo insieme, senza fratture o divisioni, dei docenti della scuola dell’infanzia,  la  competenza metodologico - didattica  di cui sono portatori in misura più consistente i docenti di scuola primaria, il pragmatismo e la competenza disciplinare  che afferisce maggiormente  ai docenti  di scuola secondaria di I grado, costituiscono l’amalgama necessaria per l’ attuazione di un insegnamento efficace.

La filosofia di fondo di un “vero” I.C. trova la sua realizzazione in  una “ scuola – laboratorio”, istituzione complessa in grado di gestire e coordinare gradi di scolarità, formazione, carichi di lavoro, organizzazioni  e stili di insegnamento molto  differenziati tra loro  per storia e cultura.

Il governo della “complessità”  proprio degli I.C., consiste nella capacità di ridurre a sintesi, raccordare situazioni eterogenee in una architettura rispettosa delle specificità presenti all’interno, senza produrre uniformità  e appiattimento; occorre tuttavia  unostile nuovo che si espleti attraverso la figura del dirigente  unico, del DSGA e del personale di segreteria , di un collegio unitario,  della realizzazione di dipartimenti  disciplinari e gruppi di lavoro verticali che  comprendano  rappresentanze di tutti gli ordini di scuola.

Indispensabile  una leadership condivisa ed  allargata   ad altre figure professionali: il collaboratore vicario, i collaboratori dei plessi, spesso distanti sul territorio  e numerosi, il personale ATA ; figure  fondamentali nella gestione della didattica incrociata, dei prestiti professionali dei docenti, dei percorsi “ponte” della continuità, del supporto alle famiglie ed al personale oltre che alla gestione di potenziali  dinamiche conflittuali  o controverse

L’unitarietà a cui si fa riferimento non è  uniformità , ma architettura articolata, ricca, rispettosa  delle tappe delle  diverse età evolutive, delle specificità e tipicità  degli attuali tre ordini della scuola  di base, che deve convergere in un’unica finalità: la formazione dell’uomo e del cittadino attraverso l’acquisizione del saper fare e saper essere.

Il funzionamento dell’I.C. ed il suo successo non possono prescindere dall’esercizio della Continuità verticale, orizzontale e trasversale, dando a questi concetti il significato vero di apprendere nella continuità  ed anche nella discontinuità, per altro  necessaria , di un curricolo scolastico.

Il concetto di continuità va inteso come strettamente  correlato al concetto di “competenza” e della “didattica per competenze”  che supera e modifica la didattica per obiettivi.

Questo  tipo di continuità non ha solo la funzione di garantire i collegamenti tra ordini di scuola diversi, con particolare attenzione alle fasi di passaggio con le classi “ponte”,  ma di curare e favorire il raccordo accompagnando l’allievo  dalla esperienza pre-scolare al completamento della scuola di base, dando significato coerente   e spazio alle abilità, alle conoscenze ed attività in cui l’allievo è impegnato   sin dalla scuola dell’infanzia, in un ottica di crescita graduale e progressiva.

Dare significato  coerente richiede una programmazione collegiale  alla quale tutti offrano il proprio contributo, in cui obiettivi, finalità, percorsi, siano discussi   econdivisi tra gli insegnanti  dei diversi livelli.

Occorre inoltre  affrontare il problema della continuità orizzontale che pone il problema del raccordo tra le istituzioni del territorio su cui opera la scuola e l’apertura della stessa a ciò che la circonda; la relazione scuola –extrascuola  implica bi-direzionalità: la scuola cerca fuori da se stessa occasioni di nuovi apprendimenti, la realtà esterna offre la possibilità di interpretazione e confronto.

L’identificarsi della scuola di base con il proprio territorio è una delle fondamenta  su cui poggia  l’impegno verso il miglioramento qualitativo e quantitativo del successo formativo, questo tipo di scuola punta infatti a soddisfare le esigenze formative  di un intero territorio, considerando la   progettazione , l’utilizzo delle risorse e delle energie disponibili e la verifica  dei risultati,  in un quadro sinergico di interventi .

L’impegno complessivo consiste nella  progettazione del curricolo verticale d’Istituto dove la flessibilità, l’integrazione, le competenze   trovino senso compiuto.

L’I.C.  raggiunge e garantisce  essere modello educativo solo se tiene in debito conto  e offre occasioni di riflessione su  alcuni elementi:

·         Storie professionali

·         Formazione dei docenti

·         Organizzazioni  del lavoro

·         Diffidenze reciproche

·         Conoscenze delle diverse tappe evolutive

che esigono approcci differenziati, ma correlati e finalizzati all’acquisizione di competenze individuate all’inizio del percorso e per il raggiungimento delle quali devono operare tutti  i docenti  dei diversi ordini di scuola.

 

L’esperienza della gestione dell’I.C. evidenzia che per consentirne  il successo  sono necessari:

ü      un organico funzionale attribuito alle autonomie scolastiche, diversamente da oggi, secondo criteri di oggettività ed equità e possibilmente condivisi

ü      una previsione di figura docente unica   con medesimi orari e impegni

ü      il completamento delle cattedre e dei posti nell’ambito dell’istituto evitando spezzoni e completamenti  multipli

ü      una medesima organizzazione di lavoro

ü      un piano pluriennale di formazione comune tra docenti ed alche sul territorio

ü      una seria riflessione da parte del Dirigente scolastico e dei docenti su tematiche specifiche non ancora consolidate nella loro attuazione( curricoli, didattica per competenze,elaborazione curricoli, autonomia)

ü      il potenziamento ed un’ opportuna distribuzione  di figure professionali di supporto

ü      l’obbligatorietà della frequenza dell’intero percorso scolastico di base nello stesso Istituto Comprensivo, ovviamente eccezione fatta per situazioni motivate  e particolari

ü      il distacco del collaboratore vicario

ü      l’equa distribuzione delle rappresentanze  dei diversi ordini di scuola nel Consiglio di Istituto

ü      Una adeguata organizzazione del  COLLEGIO anche in dipartimento verticale

ü      Una dotazione maggiore  di personale amministrativo  stante anche la complessità di iscrizioni e rapporti con l’utenza .

 

E’ di tutta evidenza che alcuni interventi dipendono da un sensato e intelligente governo dell’I.C.,altri da provvedimenti   normativi e contrattuali auspicabilmente  orientati all’efficacia del modello formativo  e non all’esclusiva logica del risparmio.

Appare a tal fine utile e ragionevole una dimensione compresa tra gli 800 e i 1200 alunni, limite da non superare anche consentendo, in caso di comprovata necessità, la sopravvivenza di Istituti non comprensivi cui andrebbero in ogni caso garantiti il riconoscimento dell’ AUTONOMIA  e  della DIRIGENZA al Capo di Istituto.

 

In conclusione si ritiene indispensabile sottolineare   che un intervento di  razionalizzazione/ riorganizzazione   non possa  prescindere da  un piano articolato e rispettoso delle territorialità  e dei flussi di utenza che afferiscono alle scuole, superando rigidità e stereotipi  che ostacolano una visione  di stabilità per il futuro.

 

Torino 4/11/2011