E STARE ZITTI NOOO?
Proposta Formigoni e memoria.
Vito piazza, il cattivo.
Eh no. Non ci sto. E mi meraviglio di come qualcuno che pur si dichiara di sinistra se non tenta il dialogo con un governatore affetto da ipertrofia dell’ego, la prenda nella considerazione sbagliata. Vale a dire entrando nel merito e prendendola sul serio. Finora siamo stati immobili. La scuola( eh no: troppo comodo: nomi e cognomi di politici e sindacalisti “storici”) ha creato “l’attuale immobilismo di oggi”… e qualcuno si chiede se lo scandalo non sia piuttosto l’immobilismo di oggi più che la proposta Formigoni. E’ come se la Democrazia Cristiana di Scelba che sparava contro i lavoratori di Avola, cercasse la sua giustificazione di “essere democratica” nelle carceri siberiane dell’Unione Sovietica. Se là c’è la dittatura qui c’è la Democrazia.
Ma il disegno di Formigoni- a parte l’insegnamento del saggio “Timeo Danaos et dona ferentes( i buoni scuola ecc.) non è evidente nella sua semplicità?
La scuola pubblica ha fallito, viva la scuola privata.
E dato che costituzionalmente questo discorso è impossibile, cosa si fa? Quello che “lor signori”(caro, dimenticato Fortebraccio) hanno sempre fatto: aggirare l’ostacolo, passare sopra alla Costituzione in modo che quei “comunisti” dei dissidenti non se ne accorgano. La scuola privata in genere e quella lombarda in particolare ha sempre goduto di trattamenti particolari: si sceglieva i dirigenti, si sceglieva gli insegnanti, si sceglieva gli allievi( c’è voluta una normativa apposita perché cominciasse a far finta di accogliere i portatori di handicap). Alla scuola pubblica arrivava di tutto, di più. Doveva rispettare le leggi e non bastava essere amici di questo o quel monsignore per essere “nominati”. E così dicasi degli insegnanti. Ci sono invece voluti anni di lotte perché gli insegnanti della scuola privata avessero un contratto. Prima lo facevano per il punteggio e, arrivando nella scuola pubblica erano carichi di punti e suture e scavalcavano i poveri cristi che non avevano santi in paradiso: la classica guerra tra poveri. Arrivati ad un certo punto il compagno Luigi Berlinguer decise che anche le scuole private avevano diritto-se pareggiate- a essere foraggiate. La metafora agricola continua: bastava un accenno nel POF ai principi costituzionali ed era fatta: le scuole private avrebbero d’ora in poi potuto mungere due vacche: gli utenti( meglio: clienti e mai stakeholder) e lo Stato. Logico che andassero bene.
Logico e cronologico che oggi non subiscono nessun carosello, neanche quello dei Carabinieri. Formigoni propone- lui capo di CL e fautore in concorso con le scuole private- di fare in modo che si proceda come nelle scuole private. A parte la sottolineatura della “trasparenza e regolarità” che sono un miracolo di comicità involontaria, ogni anno i Dirigenti bandiscono(semplifico per brevità) un concorso e sulla base dei risultati la “loro” scuola sceglie i migliori “coloro- e qui ci casca anche Valentino- che condividono il POF.
Ergo: un Dirigente fa il POF, gli insegnanti lo seguono.
Ma quando mai il POF e l’autonomia sono prerogative del Dirigente scolastico?
L’autonomia è DELLA SCUOLA non del dirigente.
Se un POF non è discusso, negoziato, condiviso non è un POF. E’ un atto autoritario.
E’ un ritorno alla tirannide del Dirigente. E a Milano qualcuno ricorda ancora quel Dirigente che fece della “sua” scuola una Paperopoli, rubando ai poveri per dare ai ricchi, lui e la sua corte.
Costringere ad aderire ad un Piano dell’Offerta Formativa è’ sporcare l’autonomia considerando gli insegnanti solo delle emerite teste di cazzo capaci solo di obbedire ma non di progettare.
Ancora ergo.
L’affermazione LEGITTIMA il fatto che il Pof non deve cambiare mai.
Tu vai in una scuola e chiedi:
- Scusi che Pof avete?
- Inclusivo
- Grazie, ma vado a fare il concorso da un’altra parte. Odio gli extracomunitari.
Ci sarebbe da dire altro, molto altro. Ma almeno una parte della scuola voglio inimicarmela. I Dirigenti, sicuro che i migliori capiranno che non faccio di ogni erba un fascio.
Quando il povero Tullio De Mauro volle valutarli, fecero un casino tale che il povero Tullio si dimise da ministro. Piangendo. Fu lui il primo ministro a piangere. Piange ancora.
E adesso queste persone INVALUTABILI quali titoli hanno per valutare gli insegnanti?
I precari che bussano alla porta della scuola pubblica hanno già superato mille prove, quattro concorsi, una serie infinita di sacrifici.
Un dirigente- e un dirigente reclutato con le forme che conosciamo- li giudicherà.
Alcuni entreranno in Paradiso.
Gli altri?
A fa ‘nculo.
Buon Formigoni a tutti!
