L'appello è di quelli che fanno paura: come è possibile che nell'accogliente e sviluppata Lombardia, con tutte le parole che in modo più o meno retorico vengono spese sulla necessità di "inclusione" sociale delle persone con disabilità, proprio per queste sia a rischio nel prossimo anno scolastico il diritto allo studio? Accettare il "risparmio" come unica spiegazione non basta anche perché la lettera aperta di Fulvio Santagostini, presidente Ledha, è un macigno che ora pesa senza possibilità di nascondersi ulteriormente sulle teste dei rappresentanti istituzionali in Comune, Provincia e Regione. Noi lo abbiamo intervistato ma prima spieghiamo l'antefatto: tra Province e Comuni lombardi c'è da tempo in atto un conflitto di attribuzione delle competenze, altresì detto "scarica varile", sul servizio di assistenza educativa per gli studenti con disabilità che frequentano le scuole superiori. Già nel 2011-2012 non sono mancati i problemi poi risolti ad anno scolastico già avviato grazie all'assunzione di responsabilità dei Comuni stessi che però, per il 2012-2013, hanno già fatto sapere alle famiglie che non dispongono dei fondi necessari per assicurare il pieno godimento del diritto allo studio. Le famiglie dei ragazzi con disabilità si sono rivolte alla magistratura per avere giustizia e l'hanno ottenuta: il servizio legale della Ledha ha infatti ottenuto che venisse definitivamente assegnata la competenza in questione, e la decisione del Tribunale ha stabilito che toccasse alla Provincia che però continua a dichiararsi estranea al problema. 

 

L'Ocse ha invitato l'Italia a investire in educazione di qualità al fine di fermare la dispersione scolastica e dimezzarla entro il 2020. In tale direzione si era e si è mossa l’amministrazione centrale che ha individuato alcune modalità di intervento tra cui: 

- Seguire il cammino dei singoli studenti con modalità individualizzate;

- Introdurre nuovi ambiti e strumenti di lavoro quali LIM – CLIL – TIC – Elearning - Ebook .. 

- Affidare alle università il compito di formare i nuovi docenti;

- Certificare le competenze;

- Valutare il lavoro delle scuole.

Sono interventi “sparpagliati”: non esiste strategia; l’origine del problema non è stata individuata proprio come ai tempi di Alessandro Magno quando i lacci e i lacciuoli occultavano la soluzione del nodo gordiano; la sfida posta dall’incertezza dell’ambiente in cui vive la scuola non è stata accolta. 

 

A metà degli anni ’90 in una breve ma intensa stagione di riforme nacque la cosiddetta autonomia scolastica, e da essa discese la dirigenza scolastica. Con il compito di sostenerla, rappresentarla e praticarla. Già in una fase rivendicativa della dirigenza si diceva, tra l’altro, che il preside era una sorta di tappo che comprimeva professionalità e ruoli presenti nelle scuole, che potevano invece prender forma e realizzarsi se lui fosse diventato un dirigente. Si pensava, in primis, al vecchio segretario e al vicepreside, ma anche ad altri ruoli e collaborazioni dei docenti. Effettivamente, con l’acquisizione della dirigenza da parte dei presidi, si passò rapidamente a una definizione dell’area amministrativa e dei servizi, alla creazione della figura del Dsga, il Direttore dei servizi appunto, e di altre figure al momento solo dette, e cioè il coordinatore amministrativo e quello tecnico. E a una generalizzazione delle articolazioni dell’ex segreteria, come si ascolta dai messaggi telefonici di accoglienza delle scuole: l’amministrazione, la didattica, il personale, la contabilità, l’ufficio tecnico. Sul fronte didattico, invece, non è cambiato niente.

L'opinione

Non possiamo non notare il tono allarmato, concitato, anche aggressivo dell'articolo. Ciò indica forse che l'autrice s'è alterata e ha perso le staffe. Parole e frasi scritte sembrano confermarlo. Già dal titolo “Profumo, sindacati: chi è di troppo?” ?! Si vogliono forse neutralizzare o far fuori i sindacati?! Tutti o quali? Poi, “dove si annidano i focolai della gloriosa rivolta” ?! Bisogna stanarli, neutralizzarli?! Pensarla diversamente dal Miur e dall'Invalsi e agire – in piena legalità – di conseguenza, è una “rivolta”?! E verso la fine, “l’abbraccio mortale con l’ambiguità dei sindacati”. No comment.
Ma veniamo ai punti sostanziali e oggettivi davvero...